Okonomitalia's Blog

The only certainty is change

FIL June 15, 2011

Il capitalismo ha prodotto materialismo e consumismo ma non ha prodotto la felicità.
E nonostante questo modello abbia fallito, tutti i paesi del mondo si ostinano a misurare il PIL come indice di benessere e ricchezza. Ma perché non misurare il FIL (felicità interna lorda) cioè il livello di benessere di un paese in rapporto ai servizi fondamentali offerti dallo Stato? Un modello così garantisce la soddisfazione dei bisogni primari dei cittadini e produce benessere. Si assume un nuovo stile di vita che esalta la convivenza civile, la produzione che mira alla qualità, il rispetto per la natura e tutto ciò che produce, perseguire il progresso invece del profitto, il sano uso dell’intelligenza per fini beneficiosi per tutti, avere come obiettivo quello di migliorarsi e di migliorare per lasciare ai prossimi un mondo in salute. Insomma, un nuovo modello che permetta ad un popolo di essere felice di vivere nel suo paese. Esiste un piccolo paese dell’Asia che ha proposto, provocatoriamente, questo nuovo concetto: il Bhutan. E’ inevitabile, in questo periodo di crisi profonda dell’umanità, non pensare ad un modello alternativo che dia nuove prospettive e speranze per un futuro che deve basarsi su nuovi valori o, più semplicemente, rivalutare quei vecchi valori che abbiamo disprezzato dandoli per scontato.
Produrre felicità come bene di consumo è decisamente un’ottima idea da trasmettere ai politici privi di coraggio e di capacità di “vedere” opzioni.

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Il valore della differenza April 29, 2010

Non vi siete mai soffermati a notare le differenze tra persone di culture diverse?

E’ molto affascinante! Le differenze culturali sono innumerevoli, se pensassimo al concetto di differenza come ricchezza, quante cose potremmo imparare. Se tutti condividessimo le nostre differenze, queste diventerebbero l’anello di congiunzione interculturale.

La più evidente: la gestualità.  Noi italiani siamo famosi nel mondo per gesticolare esageratamente quando parliamo. Ogni gesto ha un suo significato eppure a seconda della cultura lo stesso gesto può avere diverse connotazioni. Una innocua espressione colloquiale tradotta in un’altra lingua può provocare reazioni anche violente. Emettere rumori a tavola può essere fastidioso oltreché maleducato in occidente e normale ed educato, come dimostrazione di apprezzamento della pietanza, in alcuni paesi d’oriente. Soffiarsi il naso invece di tirar su col naso è educato in occidente ma in oriente è tutto il contrario:soffiarsi il naso è maleducazione, si tira su col naso invece. Guardare negli occhi una persona mentre si parla è d’obbligo e rispettoso in occidente, di sfida e maleducazione in estremo oriente. Se avete visto il film “Lost in translation” vi ricorderete la scena della sala d’attesa dell’ospedale dove i due signori cercano di comunicare con i gesti, dando per scontato che il linguaggio dei gesti è universale, e quindi sufficiente per intendersi in mancanza delle parole. L’unica espressione che riescono a condividere e comprendere è il sorriso.

L’importanza e l’universalità del sorriso!